C’è un’immagine che molti genitori e insegnanti conoscono bene: un tavolo di cucina, un quaderno aperto, una parola scritta male. A volte cancellata, riscritta, ripassata fino quasi a bucare la pagina. Sembra un dettaglio scolastico, un inciampo grammaticale. E invece, talvolta, è molto di più. La psicoanalisi ci invita a guardare l’errore non come un …
C’è un’immagine che molti genitori e insegnanti conoscono bene: un tavolo di cucina, un quaderno aperto, una parola scritta male. A volte cancellata, riscritta, ripassata fino quasi a bucare la pagina. Sembra un dettaglio scolastico, un inciampo grammaticale. E invece, talvolta, è molto di più.
La psicoanalisi ci invita a guardare l’errore non come un difetto meccanico, ma come un segno, una piccola fenditura attraverso cui affiora il mondo interno del bambino. Un mondo che, nei momenti di crescita, può essere attraversato da paure sottili, da esitazioni, da una fatica profonda nel separarsi.
La fobia come difficoltà di separazione
Nella vita quotidiana usiamo la parola fobia per indicare una paura specifica: dei ragni, del buio, degli ascensori. In psicoanalisi, invece, la fobia è qualcosa di più radicale: è il cedimento della distanza simbolica tra sé e il mondo. Significa che il bambino, in un momento di fragilità, fatica a sentirsi intero, continuo, capace di esistere anche quando l’Altro — la figura primaria — non è lì a sostenerlo.
È una patologia della separazione: il dentro e il fuori si confondono, l’immaginario invade la realtà, e ciò che è esterno (una pagina bianca, un compito di matematica, una parola da scrivere) diventa il contenitore di un’angoscia interna.
Questa fragilità emerge spesso nei passaggi evolutivi più delicati. L’ingresso alla scuola primaria è uno di questi: un vero rito di passaggio, una separazione concreta e simbolica che chiede al bambino di stare nel mondo con più autonomia.
Scrittura, matematica, geografia: funzioni che chiedono separazione
Le difficoltà dei bambini più sensibili alla separazione non si distribuiscono a caso. Si concentrano in funzioni che, simbolicamente, chiedono di tracciare confini:
- la scrittura
- la lettura ad alta voce
- la sottrazione
- la divisione e le frazioni
- la geometria
- la geografia
Non è un elenco casuale. Sono tutte attività che chiedono di distinguere, delimitare, separare.
Scrivere non è solo tracciare lettere: è estrarre un contenuto interno e fissarlo sul foglio, esponendolo allo sguardo dell’altro. Per alcuni bambini, questo gesto è un piccolo terremoto emotivo: la scrittura anticipa il giudizio, impone una doppia separazione — da sé e dall’altro.
Gli insegnanti lo sanno: l’addizione è accolta con serenità, la sottrazione molto meno. In psicoanalisi, la sottrazione è letta come un atto simbolico di perdita: togliere, lasciare andare. Per un bambino che vive la separazione come minaccia, questa operazione può diventare emotivamente insostenibile.
Geometria e geografia richiedono di delimitare uno spazio, di dire cosa sta dentro e cosa sta fuori. Per alcuni bambini, questo gesto è vissuto come una violenza simbolica: interrompe la continuità immaginaria che li fa sentire al sicuro.
Disortografia: la parola che non vuole diventare adulta
La disortografia, nella lettura psicoanalitica, non è solo un errore di spelling. È la difficoltà ad accettare l’irreversibilità della parola scritta.
Il bambino resta legato alla musicalità della parola, alla sua fase “selvaggia”, presimbolica. Scrivere correttamente significa rinunciare alla pluralità dei significati, scegliere una sola forma, accettare la legge simbolica.
Per alcuni bambini, questa scelta è un piccolo lutto.
«Nel caso degli errori di ortografia, è in gioco il lutto per la separazione sonora della parola e dalla pluralità dei suoi significati.» (I. Diamantis)
L’autrice parla di una bulimia di suoni: il bambino non vuole scegliere, perché scegliere significa perdere. E perdere significa separarsi.
In alcuni casi, quando questa fatica non viene riconosciuta, la disortografia può sfiorare la melanconia: non perché il bambino sia “depresso”, ma perché vive la parola come una perdita che non riesce a elaborare.
Il ruolo dell’adulto: non giudicare, ma accompagnare
Punizioni, ricopiature infinite, rimproveri non aiutano. Anzi, aggravano la ferita narcisistica che sta alla base della difficoltà.
Ciò che aiuta è uno sguardo calmo, non giudicante. Dire al bambino: “Crescendo, questa fatica diventerà più leggera. Il tuo sguardo diventerà più sicuro.”
Quando il bambino vede che gli errori diminuiscono, accade qualcosa di prezioso: una riorganizzazione narcisistica. Interiorizza lo sguardo dell’adulto, e diventa lui stesso capace di separare, distinguere, correggere.
È un atto di crescita, di soggettivazione.
E i DSA? Una relazione possibile, non assoluta
È fondamentale essere chiari: non tutti i bambini con DSA hanno una struttura fobica, e non tutte le difficoltà scolastiche nascono da una fragilità narcisistica.
Le basi neuropsicologiche dei DSA sono reali e documentate. La psicoanalisi non sostituisce la riabilitazione logopedica: la integra.
Molti bambini presentano quadri misti: una difficoltà cognitiva e, insieme, una sensibilità particolare alla separazione. In questi casi, la lente psicoanalitica permette di leggere il vissuto emotivo che accompagna la fatica cognitiva.
Gli errori d’ortografia non sono solo errori. Sono tracce, segni, storie.
A volte raccontano un funzionamento neuropsicologico. A volte raccontano una fatica emotiva. A volte raccontano entrambe le cose.
Scrivere correttamente significa accettare che la parola non appartiene più solo a me, ma entra nel mondo condiviso degli altri. È un atto di crescita, di separazione, di soggettivazione.
E forse, guardando gli errori con questa profondità, possiamo vedere nei bambini non un disturbo, ma una storia che chiede di essere ascoltata con cura.
Articolo a cura di:

Karen Marcante
Psicologa psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Liguria dal 2006, si forma tra Torino e Genova, dove approfondisce la psicoterapia psicodinamica e il lavoro con i gruppi attraverso lo psicodramma analitico. Dopo la laurea in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università di Torino, completa la specializzazione presso la Scuola di Psicoterapia Comparata (SPC) di Genova,...






